venerdì 21 dicembre 2012

OMBRA DI VITA


 




















Edizioni La Vita Felice
  
Nei versi di Ombra di vita, dedicati alla scomparsa di una persona vicina, l’elaborazione di una separazione diventa un progressivo immergersi nelle infinite relazioni tra la vita e la morte. In un ininterrotto flusso tra principio e fine, ripercorrendo luoghi reali e immaginari della memoria, riflessioni sul tempo e sui legami affettivi, si compie un continuo ritorno su quel punto di congiunzione tra vita e morte, di fronte al quale lo sgomento si ripropone ogni volta identico.
Nell’evocazione della persona scomparsa, l’autore indugia sul prima per prolungare l’energia della sua presenza nel dopo, ma anche per guardare al vuoto dell’assenza, attraverso differenti aspetti della realtà quotidiana che prosegue. Così, nella ricerca delle parole che danno un nome a ciò che è divenuto cenere, i versi si frangono come materia contro l’impalpabile, in quell’inesausto srotolarsi e riavvolgersi di un tema che resta inafferrabile.
“I versi di Brunini, in un’apparente linearità di percorso, riservano improvvisi cortocircuiti da cui affiorano illuminazioni e straniamenti che riflettono l’inafferrabilità dell’esistenza” (Giogio Celli)


Bruno Brunini è nato a Napoli e vive a Bologna dove si è laureato. Sue poesie, racconti e interventi sono apparsi su quotidiani, riviste e antologie. E’stato tra i fondatori della cooperativa culturale “Dispacci” diretta da Roberto Roversi, per la quale tra le numerose iniziative ha curato la redazione di riviste, fogli e un archivio nazionale di poesia in collaborazione con il Comune di Bologna. Ha condotto seminari di scrittura poetica in scuole pubbliche e presso il carcere minorile di Bologna. Ha ricevuto riconoscimenti a premi letterari. È autore di testi per il teatro e co-curatore dell’antologia sulla poesia a Bologna Cinque anni dopo il duemila (Giraldi, 2006).  Ha pubblicato  il romanzo Il Viaggio Capovolto (Guida Editore, 1999), il volume di racconti Appena oltre Brooklyn (Giraldi, 2005), le raccolte di poesie Strade Interrotte (ed. Mongolfiera, 1990), Dalla parte della notte (Giraldi, 2007).





domenica 16 settembre 2012

A Roberto Roversi


Al Poeta Roberto Roversi che si è spento venerdì 14 settembre 2012
una poesia dedicata a lui e a sua moglie Elena con cui ha gestito la storica Libreria Palmaverde di Bologna.

Per mari di versi

Mi tornate vicino
dai nostri dialoghi
le luci più calde,
in mezzo a correnti di voci
tra gli invisibili fili di mille esperienze
come una ruota che gira a rovescio
lontani dalle cattedre
verso l'inesplorato,
ogni volta a prendere il largo
entrando nei gorghi
per ricreare il linguaggio.
Dentro la pelle di ogni dispaccio
c'eri sempre anche tu 
a formare minute scansioni
di parole mai scritte,
suoni di un altro alfabeto
per poter dire
quello che sotto gli occhi non si vede
mentre i tuoi passi ripartono
da un lungo nastro 
che continua a snodarsi
torniamo a vagare
per mari di versi.

Bruno Brunini

domenica 12 giugno 2011

Il ricordo di Giorgio Celli di Bruno Brunini


Sabato 11 giugno si è spento
Giorgio Celli, Scienziato e Artista, Professore Emerito dell'Università di Bologna, presso la quale è stato Docente di Entomologia.

Celli nella vita si è espresso nelle forme più varie. Geniale curiosità, interdisciplinarità e versatilità hanno contraddistinto la sua straordinaria personalità.
Come poeta e scrittore, occupa un posto di primo piano e decisamente originale nel panorama della letteratura contemporanea.

Le sue qualità umane, lo spirito aperto, democratico, la sua generosità oltre ad una profonda cultura e competenza, lo hanno fatto apprezzare e amare da molte persone.
Giorgio Celli è un caro amico, ha lasciato un vuoto incolmabile, ma ha trasmesso anche tanta energia e conoscenza a chi ha avuto il piacere di incontrarlo nella vita.

Lo vogliamo ricordare con una sua poesia, "A cena con le ombre", pubblicata nell'antologia bolognese "Cinque anni dal duemila"(2006).


A cena con le ombre
di Giorgio Celli

La famiglia
nel deserto del mondo
è la sala travaglio
dell'intimità
è un pesce fosforescente negli abissi
dell'oceano più profondo
è la lampada della memoria
che ci rischiara i corridoi
verso il parlatorio dei sogni
dove nostra madre e nostro padre
siedono di nuovo con noi
è un colloquio di parole
d'eco in una stupefazione smarrita
che colano come una saliva di miele
sulle labbra di una antica ferita
abbiamo abbandonato la madre
e ucciso il padre
sulla via dell'esilio
alla fine del giorno
con i capelli fulminati di cenere
quando non c'è più nessuno che ci aspetta
facciamo ritorno
alla casa dell'eterno sorriso
la cripta fiorita dell'infanzia
vaghiamo per le stanze
fatte ricordi tra i ricordi
ma nessuno ha cucinato il bue grasso
per noi
nella sala da pranzo
che sfuma sui confini delle tenebre
tra il pane dei rimorsi
e l'acqua del Lete
sediamo a cena coi fantasmi
e con le ombre

domenica 1 agosto 2010

2 agosto, i versi di Bruno Brunini in memoria della strage alla stazione di Bologna


(...) 10,25
il tempo non ritorna
gli urli, lo scoppio
il lampo nel bianco dei lenzuoli.
Mi fermai sotto un muro annerito
di potente silenzio (...)

Alcuni versi di Era già tardi, una poesia di Bruno Brunini composta nel 1984 in memoria della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, letta in diverse manifestazioni pubbliche di commemorazione, e ora pubblicata in una sua raccolta di poesie dal titolo Dalla parte della notte (Giraldi editore, 2007)

lunedì 12 aprile 2010

"La voce chiara delle onde" di Bruno Brunini, regia di Renzo Morselli

Nel 1999 Bruno Brunini ha scritto il testo di: "La voce chiara delle onde", regia di Renzo Morselli, per il Gruppo Libero Teatro, di Bologna

"Strade interrotte" poesie di Bruno Brunini



Strade interrotte è la prima raccolta di poesie diBruno Brunini pubblicata dall'Editoriale Mongolfiera nel 1990


Roberto Roversi ha scritto nella Postfazione al libro
:

In questi testi che conosco bene, avendone seguito il viaggio della scrittura è in atto un passaggio lento ma progressivo, fortemente voluto e patito dall'autore, dall'esterno del mondo reale, delle cose, verso la caverna dei sentimenti, rivoltati o stravolti ma soprattutto spaventati come un'onda di pipistrelli senza pace.
L'occhio e il cuore inseguono incessantemente i movimenti, le vicende, il frantumarsi del mondo così come lo hanno vissuto e lo vivono, quasi scontrandosi con uno specchio perché incalzati dal gesto di un diavolo scatenato; dato che occhio e cuore partecipano di un modo di guardare il mondo che contende ogni frammento di realtà, ogni rapida movenza - dentro al giuoco di ombre e di fuoco che è la nostra vita oggi - alla sopraffazione e alla morte.
Questo passaggio non è però categorico e neppure subito evidente (anche se vorrei sottolineare e ricordare un verso di pagina tre, all'inizio: "il tempo che distrugge è il tempo che conserva"); non è avviato a cuore aperto, cioè con un percorso in evidenza, quasi fosse una ferita che ancora consuma sangue; ma piuttosto con un infaticabile scavare da talpa, ferendosi le mani nello stesso tempo radunando le parole come pietre; le pietre delle parole per la costruzione progressiva di un fortino delle comunicazione; per delimitare il fortilizio della propria comunicazione.
Questo impegno è una fatica reale e si traduce in un lavoro mai quieto; costante, invece, nello sforzo di revisione dei propri segni, di controllo dei propri movimenti; per riuscire ad arrivare a una verifica sempre più approfondita del proprio "metodo" di ricerca, di osservazione del reale e di scrittura; che, se altrimenti eluso, potrebbe portare ad esorbitare nell'accumulo del materiale di riferimento; ad ammassare le pietre (delle parole) senza più il tempo, o il fiato, per selezionare.
Infatti è tipica nel nostro tempo, per la scrittura poetica così come è esercitata nei paraggi, qua da noi, la tendenza a transitare dalle gravi inquietudini del mondo (che vengono registrate, catalogate come un sottofondo scenografico per irrobustire una rappresentazione della comunicazione) alle maglie dei sentimenti; disposti come rampicanti sui muri, quindi senza scontrarsi con le difficoltà intermedie e anzi rimuovendole o accantonandole come ormai non più pertinenti a un discorso poetico aggiornato.
Nei testi proposti da Brunini, al contrario, ogni gesto sembra rimettere in giuoco tutto; la propria scrittura, il rapporto reale con la propria vita.
non è una scelta da poco.

Roberto Roversi