domenica 16 settembre 2012

A Roberto Roversi


Al Poeta Roberto Roversi che si è spento venerdì 14 settembre 2012
una poesia dedicata a lui e a sua moglie Elena con cui ha gestito la storica Libreria Palmaverde di Bologna.

Per mari di versi

Mi tornate vicino
dai nostri dialoghi
le luci più calde,
in mezzo a correnti di voci
tra gli invisibili fili di mille esperienze
come una ruota che gira a rovescio
lontani dalle cattedre
verso l'inesplorato,
ogni volta a prendere il largo
entrando nei gorghi
per ricreare il linguaggio.
Dentro la pelle di ogni dispaccio
c'eri sempre anche tu 
a formare minute scansioni
di parole mai scritte,
suoni di un altro alfabeto
per poter dire
quello che sotto gli occhi non si vede
mentre i tuoi passi ripartono
da un lungo nastro 
che continua a snodarsi
torniamo a vagare
per mari di versi.

Bruno Brunini

domenica 12 giugno 2011

Il ricordo di Giorgio Celli di Bruno Brunini


Sabato 11 giugno si è spento
Giorgio Celli, Scienziato e Artista, Professore Emerito dell'Università di Bologna, presso la quale è stato Docente di Entomologia.

Celli nella vita si è espresso nelle forme più varie. Geniale curiosità, interdisciplinarità e versatilità hanno contraddistinto la sua straordinaria personalità.
Come poeta e scrittore, occupa un posto di primo piano e decisamente originale nel panorama della letteratura contemporanea.

Le sue qualità umane, lo spirito aperto, democratico, la sua generosità oltre ad una profonda cultura e competenza, lo hanno fatto apprezzare e amare da molte persone.
Giorgio Celli è un caro amico, ha lasciato un vuoto incolmabile, ma ha trasmesso anche tanta energia e conoscenza a chi ha avuto il piacere di incontrarlo nella vita.

Lo vogliamo ricordare con una sua poesia, "A cena con le ombre", pubblicata nell'antologia bolognese "Cinque anni dal duemila"(2006).


A cena con le ombre
di Giorgio Celli

La famiglia
nel deserto del mondo
è la sala travaglio
dell'intimità
è un pesce fosforescente negli abissi
dell'oceano più profondo
è la lampada della memoria
che ci rischiara i corridoi
verso il parlatorio dei sogni
dove nostra madre e nostro padre
siedono di nuovo con noi
è un colloquio di parole
d'eco in una stupefazione smarrita
che colano come una saliva di miele
sulle labbra di una antica ferita
abbiamo abbandonato la madre
e ucciso il padre
sulla via dell'esilio
alla fine del giorno
con i capelli fulminati di cenere
quando non c'è più nessuno che ci aspetta
facciamo ritorno
alla casa dell'eterno sorriso
la cripta fiorita dell'infanzia
vaghiamo per le stanze
fatte ricordi tra i ricordi
ma nessuno ha cucinato il bue grasso
per noi
nella sala da pranzo
che sfuma sui confini delle tenebre
tra il pane dei rimorsi
e l'acqua del Lete
sediamo a cena coi fantasmi
e con le ombre

domenica 1 agosto 2010

2 agosto, i versi di Bruno Brunini in memoria della strage alla stazione di Bologna


(...) 10,25
il tempo non ritorna
gli urli, lo scoppio
il lampo nel bianco dei lenzuoli.
Mi fermai sotto un muro annerito
di potente silenzio (...)

Alcuni versi di Era già tardi, una poesia di Bruno Brunini composta nel 1984 in memoria della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, letta in diverse manifestazioni pubbliche di commemorazione, e ora pubblicata in una sua raccolta di poesie dal titolo Dalla parte della notte (Giraldi editore, 2007)

lunedì 12 aprile 2010

"La voce chiara delle onde" di Bruno Brunini, regia di Renzo Morselli

Nel 1999 Bruno Brunini ha scritto il testo di: "La voce chiara delle onde", regia di Renzo Morselli, per il Gruppo Libero Teatro, di Bologna

"Strade interrotte" poesie di Bruno Brunini



Strade interrotte è la prima raccolta di poesie diBruno Brunini pubblicata dall'Editoriale Mongolfiera nel 1990


Roberto Roversi ha scritto nella Postfazione al libro
:

In questi testi che conosco bene, avendone seguito il viaggio della scrittura è in atto un passaggio lento ma progressivo, fortemente voluto e patito dall'autore, dall'esterno del mondo reale, delle cose, verso la caverna dei sentimenti, rivoltati o stravolti ma soprattutto spaventati come un'onda di pipistrelli senza pace.
L'occhio e il cuore inseguono incessantemente i movimenti, le vicende, il frantumarsi del mondo così come lo hanno vissuto e lo vivono, quasi scontrandosi con uno specchio perché incalzati dal gesto di un diavolo scatenato; dato che occhio e cuore partecipano di un modo di guardare il mondo che contende ogni frammento di realtà, ogni rapida movenza - dentro al giuoco di ombre e di fuoco che è la nostra vita oggi - alla sopraffazione e alla morte.
Questo passaggio non è però categorico e neppure subito evidente (anche se vorrei sottolineare e ricordare un verso di pagina tre, all'inizio: "il tempo che distrugge è il tempo che conserva"); non è avviato a cuore aperto, cioè con un percorso in evidenza, quasi fosse una ferita che ancora consuma sangue; ma piuttosto con un infaticabile scavare da talpa, ferendosi le mani nello stesso tempo radunando le parole come pietre; le pietre delle parole per la costruzione progressiva di un fortino delle comunicazione; per delimitare il fortilizio della propria comunicazione.
Questo impegno è una fatica reale e si traduce in un lavoro mai quieto; costante, invece, nello sforzo di revisione dei propri segni, di controllo dei propri movimenti; per riuscire ad arrivare a una verifica sempre più approfondita del proprio "metodo" di ricerca, di osservazione del reale e di scrittura; che, se altrimenti eluso, potrebbe portare ad esorbitare nell'accumulo del materiale di riferimento; ad ammassare le pietre (delle parole) senza più il tempo, o il fiato, per selezionare.
Infatti è tipica nel nostro tempo, per la scrittura poetica così come è esercitata nei paraggi, qua da noi, la tendenza a transitare dalle gravi inquietudini del mondo (che vengono registrate, catalogate come un sottofondo scenografico per irrobustire una rappresentazione della comunicazione) alle maglie dei sentimenti; disposti come rampicanti sui muri, quindi senza scontrarsi con le difficoltà intermedie e anzi rimuovendole o accantonandole come ormai non più pertinenti a un discorso poetico aggiornato.
Nei testi proposti da Brunini, al contrario, ogni gesto sembra rimettere in giuoco tutto; la propria scrittura, il rapporto reale con la propria vita.
non è una scelta da poco.

Roberto Roversi

La rivista di narrazioni "Temporali"


Dal 1990 Bruno Brunini è stato redattore e direttore della rivista di Narrazioni "Temporali", con sede a Bologna che nel periodo 1990-1993 ha pubblicato narratori italiani e stranieri.

Bruno Brunini e gli autori della cooperativa culturale "Dispacci"


A proposito della sua esperienza nella Cooperativa Dispacci Bruno Brunini ha scritto:


Sull'Antologia "Poesia a Bologna" (Gallo & Calzati Editore, 2004):

"Era un periodo di fervori, di attivismi, di utopistica creatività che si esprimeva nelle parole, nei colori, nei suoni. A Bologna dall'inzio degli anni ottanta operava la cooperativa culturale Dispacci, ideata da Roberto Roversi. Eravamo un gruppo di giovani autori costituitosi con lo scopo di diffondere la poesia degli autori esordienti, una poesia che viveva e proliferava in uno spazio sommerso (...) quella esperienza fu unica nella Bologna di quel periodo, riflesso di un clima che ovunque stava mutando. La poesia infatti non restava più chiusa in cenacoli autoreferenziali, usciva dai salotti e come un fiume in piena scendeva nelle piazze, per diffondersi in una miriade di pubbliche letture, determinando un nuovo livello di partecipazione individuale e collettiva. Un fenomeno giunto in Italia, ma che nasceva dal movimento americano della "beat generation" che già molti anni prima si era posto in modo alternativo ai luoghi tradizionali della cultura (...)

(...) la nuova dimensione nel pubblico, la proliferazione di happening e di spazi creativi e associativi, sollecitarono la riflessione dei poeti sulla loro poesia, in quanto il fatto di essere chiamati a pronunciare ad alta voce i propri versi, aveva suscitato molti interrogativi sul problema della sonorità, dell'ascolto, della flessibilità del testo (...) stavano cadendo determinate frontiere dell'operazione letteraria, stava mutando la mentalità verso il linguaggio poetico che si apriva al dialogo.

(...) In particolare intorno al foglio e alle riviste edite dal gruppo, si riunirono i poeti che maggiormente sentirono il bisogno di scrivere con una tensione etica e civile rivolta all'esterno. Scrivere per intervenire nella realtà politica e sociale, ricomponendo l'ambito poetico e quello dell'impegno. Il foglio "Dispacci", le riviste "Lo Spartivento", "Numerozero", nell'esplorazione di un mondo sotterraneo, furono strumenti di resistenza critica e agirono ai vari livelli della ricerca del gruppo."